19, 20, 21 maggio Roma, Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia – Pappano, Mitsuko Uchida

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Antonio Pappano direttore

Mitsuko Uchida pianoforte

Ciro Visco maestro del Coro

Corrado Solo il tempo

Schumann Concerto per pianoforte

Mendelssohn Sinfonia n. 3 “Scozzese”

16Solo il tempo – Nota del compositore

La data di rappresentazione del mio pezzo (19 Maggio 2017) precede di pochi giorni il 25° anniversario della strage di Capaci (23 Maggio 1992) e di quella di Via D’Amelio, una tragedia italiana che ha rappresentato il primo vero choc socioculturale vissuto dalla mia generazione. 
Un arco di tempo importante, durante il quale, come è ovvio che sia, la vita non ha mai smesso di scorrere nè di essere rappresentata in tutti i suoi intrecci di luce e nostalgie, speranze e delusioni. 
Il mio brano è un intimo omaggio al testamento morale di uomini liberi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma anche alla Sicilia che, sebbene culla di criminalità organizzata è anche la terra che ha dato i natali a chi quella criminalità la combatte con coraggio e determinazione.

Intrecciando parole e immagini sonore con trovate sceniche, il mio brano ripercorre parole, piccole frasi e suggestioni che più hanno caratterizzato la natura di alcuni protagonisti delle più importanti opere della tradizione dei tragediografi greci anteponendo la forza ed il profondo senso di giustizia alla colpa e alla atrocità. Tra tutti, il titano Prometeo, grandioso e sofferente, archetipo della libertà di pensiero; l’Edipo di Sofocle, segnato, fin dalla nascita, da un destino di colpa e atrocità; il leggendario Eracle, figura esemplare dei limiti invalicabili imposti dal genere umano; l’eroina spietatissima e umanissima, Medea, emblema della volontà dell’uomo di costruirsi, in solitaria grandezza, il proprio futuro.

Diversamente dalla tradizione greca, nella “mia tragedia” mancherà l’elemento divino che salva l’uomo dall’ineluttabilità del proprio destino, quel deus ex machina, come lo chiamavano i Romani, che avrebbe potuto evitare l’innesco di quegli ordigni esplosivi che hanno posto fine, una volta per tutte, alle vite dei due magistrati. 
Nella tragedia della realtà grande assente è proprio l’umanità, nel senso profondo del termine e la pietās, figlia di compassione e rispetto. Ma nessun tritolo potrà mai sgretolare il coraggio dei giusti.

Pasquale Corrado

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