Il juke-box compie 123 anni!

L’apparecchio funzionava con una monetina da 5 centesimi, e permetteva a quattro ascoltatori di godersi simultaneamente un unico brano musicale (non c’era possibilità di scelta) attraverso ricevitori a cono, collegati con un tubo allo stesso fonografo. Il fonografo funzionava a sua volta con un unico rullo su cui era impresso il motivo musicale. Fu un successo immediato: il proprietario del locale ne fu entusiasta e acquistò la macchina musicale. Quello del Palais Royal di San Francisco fu il primo juke-box, o Nickel-in-the-Slot, ad operare in luogo pubblico: solo nel primo giorno quel prototipo incassò 15 dollari, una discreta somma per quei tempi, e più di 1000 dollari nei primi sei mesi di servizio! Ma la qualità del suono non era un gran che, si sentiva poco e male, era sicuramente da perfezionare. Infatti, l’evoluzione dell’invenzione di Glass si ebbe nel 1906 quando la società americana John Gabel lancerà l’Automatic Entertainer, un altro apparecchio fonografico a moneta, che permetteva anche la scelta di brani diversi, grazie al fatto di utilizzare, al posto dei “cilindri” musicali di Edison, i primi dischi di moderna concezione (in metallo, ricoperti di cera) inventati fin dal 1877 da Emile Berliner, tedesco emigrato in America. Il vantaggio dei dischi era la praticità e la relativa facilità di riproduzione. L’innovazione di Berliner non ebbe però immediatamente successo, finchè non scese in campo la Bell, la società fondata dal co-inventore del telefono, che decise di produrre un nuovo fonografo tipo Edison ma in grado di suonare i dischi inventati da Berliner: venne così fondata la prima industria discografica del mondo, la Columbia Gramophone Company, che diventerà in seguito la CBS. Ma i veri anni d’oro del juke-box coprirono l’arco dagli Anni Trenta ai Sessanta, e videro darsi battaglia, bar per bar, locale per locale, marchi mitici come Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, Ami. Nella seconda metà degli anni 40 (con i magnifici modelli della Wurlitzer con coloratissime luci al neon e il classico mobilone di legno) il juke-box diventa un oggetto famigliare per gli appassionati di musica in America. Associato agli “Happy Days” del rock ‘n’ roll, il juke-box esplode con l’avvento del 45 giri diventando una moda, negli anni 60. In Italia, ad esempio, il juke-box fu determinante nella svolta dei cosiddetti “urlatori” (la generazione dei vari Celentano, Mina, Dallara, ecc.), che, nell’Italia assolutamente melodica degli Anni Sessanta, aprirono la strada al rock ed al pop. L’influenza del juke-box nel mercato discografico italiano veniva allora consacrata anche dal “Festivalbar”, una manifestazione che decretava i vincitori proprio attraverso le classifiche delle selezioni fatte sui juke-box sparsi in tutt’Italia. Oggi, è diventato oggetto di culto per collezionisti e amanti del modernariato che, per i modelli come il Wurlitzer 1015 (proprio quello immortalato nei telefilm di Fonzie) sono pronti a sganciare fino a 50.000 euro.

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