ATOM IN ROME: An Evening of PINK FLOYD music

Il 9 febbraio, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, dopo il sold out del 19 gennaio, si replica  Atom In Rome, i classici dei Pink Floyd in un grande concerto per 3 Cori (Coro Mavra, Ensemble Vocale Thesaurus, Coro Diapente), sezione orchestrale ottoni (Ottonidautore), violoncello (Dante Cianferra), sassofono (Eric Daniel), gruppo rock (Pink Floyd Legend) e voce solista femminile in The Great Gig In The Sky (Valentina Mastrodonato). Dirige Piero Gallo, direzione artistica di Guido Bellachioma. Un’occasione straordinaria, da non perdere!
Atom Heart Mother
, cuore pulsante del concerto, sarà eseguita con la partitura originale dell’artista sperimentale Ron Geesin, unico compositore esterno ad apparire in un disco dei Pink Floyd,   periodo Waters, sino a Bob Ezrin con The Trial su The Wall del 1979. La forza evocativa dei quasi 25 minuti di questa suite, manifesto del rock sinfonico di tutti i tempi, sarà resa al massimo dal forte impatto emotivo suscitato dall’imponente coro (composto dall’unione del Coro Mavra, dell’Ensemble Thesaurus e del Coro Diapente per un totale di 90 persone), dalla magia della sezione orchestrale Ottonidautore, dalla forza evocativa dei Pink Floyd Legend, uno dei migliori tributi floydiani in circolazione, dalla melodia del violoncello del Maestro Dante Cianferra, chatom-in-romee arriva direttamente al cuore, e dall’energia del sassofonista americano Eric. Più di 100 artisti sul palco per rappresentare al meglio uno straordinario viaggio artistico, che inizia temporalmente nel 1970. Gli album floydiani, simboleggianti le tappe del nostro viaggio, sono quelli che sintetizzano al meglio le complicate sfaccettature del rock degli anni 70, nonostante uno sia stato pubblicato nel 1983 (The Final Cut) è profondamente immerso nella decade precedente: Atom Heart Mother (1970), Meddle (1971), The Dark Side of the Moon (1973), Wish You Were Here (1975), Animals (1977), The Wall (1979), The Final Cut (1983). Il nuovo allestimento di Atom in Rome è ancor più dedicato alla contaminazione tra l’identità rock della band britannica e la musica classica. D’altronde sono universi, non solo sonori, paralleli, persino sovrapposti in alcuni momenti, che vivono della magia di musiche curiose e che si contaminano pur mantenendo la propria identità. Molte volte quesatomrometa scintilla non scocca: l’esempio perfetto è il Festival di Sanremo, dove l’orchestra diventa solo un pretesto per eseguire in modo apparentemente più nobile troppe canzoni insieme. Non esiste nessuna connessione reale e tutto rimane a livello superficiale. I Pink Floyd, grazie  ai loro quasi infiniti classici e alle molte perle nascoste, scatenano la tempesta nel mare magnum delle nostre emozioni, oggi come ieri. Riescono a collegare i silenzi tra le note con l’armonia del suono (non la melodia bensì l’armonia, quel quid particolare che mette tutte le cose al punto giusto), così riconoscibile in tutte le fasi della loro carriera. Non suonano a 300 km orari, nonostante il batterista Nick Mason sia un appassionato di corse automobilistiche e Ferrari: non ne hannopinkfloydatominrome bisogno, gli basta sollecitare le corde dell’anima, quelle che quando vibrano rendono più vulnerabili le persone. In questo modo riescono a scoprire in ognuno di noi territori sconosciuti a molti altri artisti, sia pure eccellenti. Atom In Rome è, prima di tutto, un atto d’amore verso questa musica immortale, dove non si deposita la polvere delle stagioni, anzi l’inarrestabile scansione temporale sembra donare nuova vita e infinite chiavi di lettura alle sempre attuali pulsioni sonore floydiane. Un mondo in chiaroscuro, dove i colori non sono mai accesi e chiassosi senza motivo, solo per colpire l’ascoltatore in modo banalmente epidermico; dove le composizioni sono raffinate e passionali al tempo stesso, esplorano i percorsi tra musica classica, psichedelia, canzone d’autore, musical e rock; dove il sezionamento del pentagramma moderno fa capire che le pause sono importanti quanto le note; dove tutto è giocato sul contrasto, sull’alternanza di suono e silenzio, pieno e vuoto; dove le luci giocano con le ombre; dove le infinite sfumature del grigio (delicato, romantico anche un po’ decadente)  sono rese nella più completa e complessa totalità.

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