EDITORIALE

di Andrea Della Sala

 

Musica (Questa sconosciuta)

 

Un altro anno è passato, siamo a poche ore dal 2010. Se penso che vent’anni fa si immaginava che una data simile sarebbe stata sicuramente quella di un futuro capace di stupirci con altissime tecnologie, viaggi interstellari e contatto con gli alieni non mi pare quasi possibile l’esserci arrivati. Sarà che di tecnologia ne abbiamo avuta si parecchia, ma ancora non si è riusciti a fare a meno del motore a scoppio (e del petrolio, anzi, nel frattempo abbiamo fatto un paio di guerre per procurarcene nei paesi che necessitavano di un po’ di democrazia... ) e di contatti con gli alieni ne sappiamo solo quanto ci viene raccontato, niente di meno che, da Enrico Ruggeri…

Nel frattempo, però, la Musica è sicuramente cambiata. In peggio, ma è cambiata. Ormai viene commercializzata come Musica qualsiasi suono prodotto da pseudo artisti che, assolutamente idiosincratici al lavoro della terra, l’unico possibile per loro (anche se esclusivamente come manovalanza, perché coltivare la terra è un’arte), si infilano a capo chino in tutte le possibili trasmissioni televisive in cui ottenere il famigerato quarto d’ora di celebrità. Di mezzi per veicolare la Musica, grazie alla tecnologia degli ultimi vent’anni, ce ne sono a iosa, il problema è che trattasi di mezzi più che altro tesi a muovere tonnellate di autentica immondizia culturale.

Perché, mi chiedo, deve passare per buono quel che buono non è? Per quale motivo l’essere umano tende evidentemente, pigramente e indolentemente, a preferire il farsi prendere per il fondoschiena dalle case discografiche, dai loro talent scout, dalla televisione? Perché tutti quelli coinvolti nel business non tentano di proporre qualcosa di almeno decente? Ma è proprio così certo che la Musica, da una certa qualità in su, non abbia pubblico? Vogliono veramente farmi credere che la gente gode nell’essere immersa in questo orribile ciarpame che ci capita di ascoltare ovunque? È possibile che l’etere vada sprecato per trasmettere le solite dieci canzoni all’ora in cui si assiste sempre e invariabilmente allo stesso triste e sconsolante spettacolo?

È accettabile che anche le radio e le televisioni statali, salvo qualche encomiabile caso, non riescano a fare altro che celebrare il nulla dell'attuale produzione discografica? In questo vuoto pneumatico dei mass media generalisti in cui nessuno di quelli che decide contenuti e palinsesti sembra più avere un minimo, ma proprio un minimo, di cultura musicale come possiamo pensare di far avvicinare le persone all’ascolto domestico di qualità? Perché uno dovrebbe mai spendere più di 200 euro per un compattone da grande superficie commerciale? Per ascoltarci la compilation dei ragazzi di Amici? Per ascoltare le incredibili composizioni urlate dalla più raccomandata del lotto? Mi si spezza il cuore pensando a cosa ascoltano i giovani oggi, a cosa li aspetta ogni volta che accendono la radio o la tv, a quel che c’è nelle play list dei loro i-Pod…

Quale deserto culturale, quale pochezza, quale sciatto modo di sprecare il proprio tempo. Che tristezza vedere i Palasport pieni di giovani per assistere a concerti costruiti a tavolino, pieni di brani senza alcun significato, senza nulla dietro che non sia un'imbarazzante scenografia messa lì tanto per stupire con qualcosa. Vedere l’Arena di Verona piena fino all’inverosimile, anche sotto la pioggia battente, da gente che neanche immagina per un secondo cosa sia passato su quel palco negli anni che furono, mi stringe il cuore… Ma soprattutto penso al fatto che questi poveri ragazzi neanche si rendono conto di essere nelle mani di gente senza scrupoli che li convince di essere dei fichi perché stanno, esattamente, ascoltando la musica giusta del momento. E loro ci credono, perché qualcuno che loro considerano autorevole (è autorevole tutto quello che è o viene detto in TV…) gli presenta degli autentici incapaci spacciandoli per artisti, per grandi artisti.

È un fenomeno mondiale, non certo relegabile al nostro povero Paese. Ma è più triste che ciò accada anche da noi, in Italia (!), dove sono fioriti i migliori conservatori del mondo, dove sono state scritte fra le pagine più alte della Musica del pianeta. A volte mi chiedo se in certi casi non sia effettivamente meglio perseguire la più bassa fedeltà del suono possibile.

Le tristi riflessioni di cui sopra, comunque, non mi impediscono di rivolgere ai nostri lettori i migliori auguri per il periodo festivo che ci attende a cavallo del Natale e del nuovo anno.

Auguro a tutti di trovare la serenità e il tempo per ascoltare tanta buona Musica in famiglia, in salute e in pace.