EDITORIALE
di Andrea Della Sala
VIVA LA MUSICA
(TUTTA LA MUSICA)
Alcuni amici lettori mi hanno scritto una discreta quantità di lettere volte in parte a lodare e in parte a contestare l’editoriale dello scorso numero di Fedeltà del Suono.
Il motivo di tanto fermento, un fermento tale nel numero delle missive da non consentirmi di pubblicare tutte le lettere nella rubrica della posta, è indubbiamente la grande passione per la musica che accomuna i nostri lettori.
Nonostante me lo fossi ampiamente immaginato, alcuni amanti della Grande Musica hanno ritenuto opportuno farmi considerare come il rock, qualsiasi forma di rock, non sia altro che un’accozzaglia di suoni buona tutt’al più per sonorizzare gli ipermercati. Altri invece, i rocchettari duri e puri, non finiscono di ringraziarmi per non aver dimenticato il grande Ronnie James Dio e per aver spezzato una lancia in favore dell’Hard Rock.
Credo sia d’uopo una piccola intrusione nella mia biografia per descrivere l’approccio verso la musica del direttore di questa rivista. Approccio senza il quale, vana sarebbe anche la passione per l’alta fedeltà.
Chi riempie ogni mese questa pagina con i suoi, a volte deliranti, appunti è un uomo di quarant’anni che ha avuto l’immensa fortuna di nascere in una famiglia di musicisti e di grandi appassionati di musica.
Dischi e concerti erano e sono tutt’ora considerati beni di prima necessità. Il nonno Armando, l’”americano”, orgogliosamente nato a Chicago nel 1917 e li rimasto fino alla grande depressione, era, oltre che un fiero elettricista, anche un fine conoscitore di musica sacra e jazz e un più che discreto violinista. A lui debbo l’avermi introdotto nel mondo della Musica.
Mi sono così trovato a crescere tra i dischi di Frank Zappa e Arcangelo Corelli, passando con schizofrenico entusiasmo dall’uno all’altro. Il mio pensiero, decine di anni dopo, è che realmente tutta la Buona Musica, abbia una sua precisa ragione di esistere e una sua dignità. Se non si è completamente impermeabili alle sollecitazioni culturali che questa può dare si arriva presto a desiderare di più, ci si ritrova presi dalla frenesia da approfondimento e, di sponda in sponda, si arriva a comprendere e ad amare tutta la musica.
Per questo reputo i grandi gruppi rock (e hard rock) del passato, così poco considerati (quando non apertamente scherniti) da tanti schifiltosi appassionati di musica classica, come un buon viatico per trasformare un quindicenne scatenato in un cultore di Musica a trecentosessanta gradi.
Perché dal rock più grezzo e viscerale si può approdare (almeno spero) al progressive, da questo al jazz elettrico e alla fusion per poi ricercare le radici di tutto quanto risalendo magari fino ai canti gregoriani. Dai riff di Ritchie Blackmore non è così insensato interessarsi in seguito a un certo Ludwig van Beethoven... Difficilmente lo stesso percorso si può compiere nell’ordine inverso.
Per approfondire l’argomento Musica, e non solo, con gli amici lettori è a disposizione la consueta mail adellasala@fedeltadelsuono.net e, per un dibattito più ampio e corale, anche le bacheche delle pagine pubbliche di Fedeltà del Suono e del sottoscritto su Facebook.
Chi lo vorrà, potrà lasciarmi opinioni su artisti e dischi di tutto il mondo e di tutti i tempi.
Ne riparleremo, intanto buona lettura e buoni ascolti.