EDITORIALE

di Andrea Della Sala

 

Quel CES della Tivvù

 

Passando casualmente davanti  allo schermo della mia televisione (che, in casa teniamo accesa per compagnia, come la moderna abat jour descritta dal compianto Giorgio Gaber) mi sono imbattuto in un reportage sul CES di Las Vegas di quest'anno.

Dieci minuti pieni zeppi di super tecnologie. Dai sensori che consentono di cambiare canale semplicemente muovendo nell'aria la mano, ai videogiochi più interattivi, agli occhiali con schermo cinematografico panoramico. Bellissimo.

Tutto bellissimo. Peccato che nel reparto “elettronica audio” il nostro collega giornalista non si sia avventurato neanche per sbaglio. D'altronde, perché avrebbe dovuto? Interessa forse a qualcuno, la fuori, che ci siano fior di aziende che continuano a perseguire la più alta qualità dell'ascolto musicale casalingo? Voglio dire, mica pretenderemo che la gente abbia anche altre necessità e aspettative oltre all'i-Pod? A questo proposito vi invito a leggere l'ottimo pezzo del nostro Andio Morotti, che per l'occasione assume il carattere dell'editoriale dell'High End Magazine più avanti nella rivista, il quale ha perfettamente centrato cosa significhi ormai, oggi, per i più, ascoltare musica.

 

Riallacciandomi a qualche editoriale fa in cui, stremato, denunciavo la pochezza del contenuto culturale degli hard disk con le cuffiette dei nostri ragazzi, ho intravisto recentemente un raggio di luce. Certamente, essendo una rondine sola, non fa primavera, né costituisce un trend, però parzialmente lenisce il dolore fisico che provo quando mi confronto con i giovani d'oggi. Ad una cena mi è capitato di scambiare due parole con una ragazza, poco più che ventenne, la quale, conoscendo la mia passione per la musica mi chiedeva lumi su un gruppo “di tanti anni fa”... “Sto sotto per i Nirvana” (trad: ultimamente sono molto presa dalla musica dei Nirvana”) “So' rock? O so' grunge?” (trad: a quale genere musicale preciso possono essere ricondotti?)

 

La mia risposta è consistita in una disamina di un'ora sulla scena rock statunitense partendo da Chuck Berry e citando i libri di Piero Scaruffi... Molto incuriositi, lei e i suoi amici, mi hanno dato carta bianca e così provvederò a redigere un primo, piccolo, elenco di album che giudico imperdibili per chiunque voglia capire un po' meglio almeno la musica, cosiddetta, rock. Ve ne parlo qui perché immagino che magari anche a voi, cari amici lettori, sarà capitato o potrà capitare di avere l'occasione non di sfoggiare la propria cultura musicale ma di fare proselitismo verso quella che continuo a pensare essere la più alta delle arti umane.

 

I giovani sono assetati di novità. E di musica. Potremmo contribuire a fornire loro caterve di novità (ovvero tutti gli artisti operanti dal 1998 all'indietro...) e a riempirli di musica. Poi, con calma, una volta ottenuta la loro attenzione, si potrebbe cominciare col far notare che ascoltare musica in tram è come fare l'amore mentre si sostituisce la gomma forata dello scooter sotto la pioggia (che può anche piacere ma, nel caso, trattasi di patologia).

Tutto ciò per contribuire, nel nostro piccolissimo, a diffondere un po' di bello e di buono in questo desolato pianeta...