FEDELTA’ DEL SUONO #269 – Maggio 2018

CRISI? QUALE CRISI?

 

“AIN’T NOBODY BUT ME”

 

Let me tell you a story that’ll make a change,

Let me tell you when I’m way out of range;

It’s about a man who’s crueler than me,

So promise not to cause a scene,

Heaven help the one’s you love,

There’s no big need for stars above

 

Well, you can run, you, know he’ll find you,

It don’t matter now, just look behind you,

You had your warn, and you knew the score,

You got it wrong, and that means war;

So, why’d you have to treat me rough,

Your explanation’s not enough.

 

-Ain’t nobody but me,

Gonna lie for you, gonna die for you;

Ain’t no fish in the sea,

Gonna sigh for you, gonna try for you,

Gonna lie for you, gonna die for you,

Wooh-

 

You see, I got a mental disposition,

Sometimes, I’m mean, sometimes I’m vicious;

I’m Dr. Jekyll, I’m Mr. Hyde,

So if you wanna stay alive,

Just give me all you’ve got to give,

And, then perhaps I’ll let you live.

 

-Ain’t nobody but me,

Gonna lie for you, gonna die for you,

Ain’t no fish in the sea,

Gonna sigh for you, gonna try for you,

Gonna lie for you, gonna die for you;

Gonna sigh for you, gonna try for you,

Gonna lie for you, gonna die for you.-

 

(HUSH) Now baby, stop your crying,

(OH YES) I know that I’ve been lying,

(HUSH) Now baby, stop your crying

(OH YES) I know that I’ve been lying

(HUSH) Now baby, stop your crying

(OH YES) I know that I’ve been lying

(HUSH) Now baby, stop your crying

(OH YES) I know that I’ve been lying

AAAaaa

 

 

Album: Crisis? What Crisis?

Autore: Supertramp (Roger Hodgson, Richard Davies)

 

 

Quando parliamo di crisi pensiamo sempre a un momento difficile, a un problema di difficile soluzione.

Di certo noi in Italia stiamo vivendo un momento di crisi.

Economica, sociale, dei costumi… e ora anche politica.

Abbiamo votato da poco, dopo anni di sospensione del nostro diritto.

Abbiamo cambiato tutto, punendo chi abbiamo ritenuto responsabile di questa situazione e premiando le “forze nuove”, quelle che pensavamo poter essere in grado di governare il futuro. Ma questo voto ci ha consegnato un’Italia, se possibile, ancora più ingovernabile, ancora meno capace di dare risposte a quelle esigenze che tutti noi cittadini chiedevamo con forza da tempo: un Paese più moderno, una nazione in grado di rialzare la schiena di fronte a una Europa vista sempre più matrigna e distante, una comunità più unita ma alleggerita dai tanti lacci e lacciuoli che anni di Governo “distante” e “distratto” ci hanno consegnato, impedendoci di approfittare appieno della ripresa economica che ovunque, tranne che in Italia, è ormai realtà quotidiana.

 

Abbiamo votato per cambiare ma non sembra essere cambiato nulla…

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” avrebbe detto Tancredi Falconeri e sembra che dopo 60 anni nulla sia cambiato in questo nostro Paese.

Siamo una Repubblica di stampo parlamentare ma sembra che nessuno se ne sia accorto, visto che tutti continuano a dichiararsi vincitori senza vittoria.

Continuiamo ad assistere ad una serie di affermazioni nei quali i “non perdenti” pongono veti a destra e manca senza fare però i conti con l’unica vera realtà attiva e fattiva, ovvero il Parlamento.

I politici che noi abbiamo votato continuano a discutere senza pensare che noi cittadini siamo da quest’altra parte a combattere tutti i giorni con i problemi di sempre, aggravati da una sorta di follia collettiva che ci colpisce ogni qualvolta si va alle elezioni e tutto si blocca, compresi i consumi, come se le elezioni potessero far cambiare la nostra sorte o il nostro portafogli.

Anche quest’anno marzo e aprile hanno segnato il passo e i consumi si sono fortemente rallentati, aggravando quindi una situazione che era già di suo complicata. E ancor più aggravata dalle forche caudine delle cosiddette “clausole di salvaguardia “ che imporranno l’aumento dell’IVA al 24,2% dal 2019… con tutti i problemi che tale situazione porterà a tutti noi cittadini.

 

La soluzione che sembra adesso (N.d.D. al 7 maggio 2018) balenare è che si torni nuovamente a votare, come se cambiando l’odine dei fattori, possa cambiare il risultato finale… o forse qualcuno pensa che bisognerà continuare a votare finché questo risultato finale non cambi per davvero.

 

Io non so e forse non capisco quale sia lo scenario o quali siano le soluzioni “reali” a questo problema.

Credo che continuando a chiedere a noi di esprimere il nostro voto, tranne poi non tenerlo in considerazione all’atto pratico, si arriverà a un punto di non ritorno nel quale la disaffezione al voto diventerà pesante. Ma sicuramente sbaglio nelle mie considerazioni.

Eppure vorrei credere che, pensando all’etimologia della parola “CRISI” non possiamo non trovare anche uno spiraglio di ottimismo pensando al termine greco “KRISIS”, che sottende alla riflessione, alla valutazione, alla capacità di trasformazione verso un miglioramento e una rinascita.

 

Voglio quindi sperare che tutti noi, politici compresi, si possa finalmente guardare alla crisi come opportunità di rinascita. Toccare il punto più basso, morire al vecchio per poi rinascere al nuovo!

La primavera è da poco entrata e l’estate si avvicina… speriamo che non sia un’estate dedicata al voto ma che invece sia l’occasione per guardare alla fine dell’anno con rinnovato ottimismo.

 

Scrivetemi pure, come sempre, senza remore a

 

abassanelli@fedeltadelsuono.net

 

Buona musica e avanti tutta!

 


 

EDITORIALE

Crisi? Quale crisi?

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