Editoriale

Il suono del silenzio

di Andrea Bassanelli

FEDELTÀ DEL SUONO n. 254 – febbraio 2017 

 

Hello darkness, my old friend

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping

Left its seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

Still remains

Within the sound of silence

 

In restless dreams I walked alone

Narrow streets of cobblestone

‘Neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

When my eyes were stabbed by the flash of a neon light

That split the night

And touched the sound of silence

 

And in the naked light I saw

Ten thousand people, maybe more

People talking without speaking

People hearing without listening

People writing songs that voices never share

No one dare

Disturb the sound of silence

 

“Fools” said I, “You do not know

Silence like a cancer grows

Hear my words that I might teach you

Take my arms that I might reach you”

But my words like silent raindrops fell

And echoed in the wells of silence

 

And the people bowed and prayed

To the neon god they made

And the sign flashed out its warning

In the words that it was forming

And the sign said “The words of the prophets

Are written on the subway walls

And tenement halls

And whispered in the sounds of silence”

 

“The Sound Of Silence”

Paul Simon

 

 

Ci sarebbe molto da dire sul silenzio.

Erroneamente possiamo immaginare che poco o nulla abbia a che fare con la musica ma invece ha tutto a che fare con essa e noi lo sappiamo benissimo.

Quando Paul Simon scrisse questa magnifica canzone volle provare l’esperienza del silenzio non solo nel senso reale del termine (assenza di suoni) ma anche in un senso più profondo, ovvero come privazione di stimoli esterni, chiudendosi in una stanza buia e senza finestre… e questa poesia uscì fuori da sola, di getto.

O almeno così narra la leggenda.

 

Noi sappiamo invece che il silenzio è merce sempre più rara.

Noi uomini continuiamo a riempire la nostra Terra di oggetti, di cemento, di rifiuti ma non pensiamo che stiamo anche riempiendo la Terra di inquinamento luminoso e sonoro.

Uno scienziato americano studia il silenzio da oltre 35 anni e ha di recente lanciato un allarme: se non faremo qualcosa per diminuire l’inquinamento acustico della Terra, nel 2030 il silenzio non esisterà più in nessun angolo del globo terrestre.

Bene…anzi male, ma che cosa è il silenzio e perché è così importante?

Innanzitutto una domanda: ma esiste il silenzio assoluto?

Si e si realizza (teoricamente) quando la materia viene portata allo zero assoluto. In quel preciso momento tutto ciò che conosciamo si ferma, smette di muoversi. Anche gli elettroni smettono di girare intorno al nucleo o, forse, dovremmo dire, smetterebbero, perché questa condizione è solo teorica ma non raggiungibile nella realtà a meno di sovvertire numerose leggi fisiche!

Quindi, non potendo esistere lo zero assoluto possiamo dire che anche il silenzio assoluto (assenza totale di vibrazioni) non esiste.

Poi il silenzio è rapportato alla capacità di percepire suoni di chi ascolta. Il mio silenzio è diverso da quello di un cane, ad esempio.

 

Ma quindi come possiamo definire il silenzio?

 

Potremmo per semplicità definire silenzio l’assenza di suoni che il nostro orecchio riesce a percepire.

Un essere umano è in grado di ascoltare frequenze da 20 a 20.000 Hz ma questi limiti sono puramente teorici. In effetti il nostro orecchio, col passare del tempo, è sempre meno sensibile e preciso.

 

Strano…eppure questo nostro mondo è popolato di persone non certo giovani.

 

Ma andiamo avanti e cerchiamo di analizzare ancora meglio il concetto di silenzio, specialmente per ciò che riguarda il nostro mondo della musica.

Nella musica il silenzio è lo spazio temporale tra una nota e l’altra ma quasi mai c’è vero silenzio tra una nota e l’altra. Infatti mentre una nota viene emessa da uno strumento, questa si propaga nell’aria e incontra ostacoli che la fanno rimbalzare, rifrangere e quando la nota successiva viene riprodotta troviamo ancora nell’aria parte delle vibrazioni della nota precedente…e così via.

Il silenzio quindi ha a che fare non solo con le vibrazioni ma anche con il tempo. E con l’ambiente nel quale siamo immersi. Quindi ha anche e soprattutto a che fare con noi.

Chi di voi ha avuto l’esperienza disturbante di entrare in una camera anecoica, si è reso conto di due cose: primo si può letteralmente impazzire, secondo non esiste il silenzio giacché li dentro noi sentiamo dei suoni che prima non udivamo!

Dopo un po’ che siamo chiusi li dentro, cominciamo a sentire il battito del nostro cuore, il rumore del sangue che pulsa, il nostro stomaco, i polmoni e gli alveoli… insomma, tutto sentiamo tranne che il silenzio.

Esperienza veramente disturbante.

 

Interessante a tal proposito fu l’esperimento/provocazione del compositore americano John Cage che nel 1952 mise in scena la sua opera più famosa e controversa: 4’33”. Tre movimenti di assoluta assenza di suoni da parte dell’orchestra, per un totale, appunto, di 4 minuti e 33 secondi di silenzio “strumentale” ma non di silenzio reale!

Quello che gli ascoltatori sentirono erano i rumori della sala, i rumori provenienti dall’orchestra, dal teatro, dalle strade intorno ad esso…via via che i secondi avanzano e il nostro cervello cessava l’operazione di mascheramento sonoro, si cominciava ad elaborare suoni che prima venivano appunto mascherati, nascosti.

E’ come quando intorno a noi c’è un umore di fondo, costante, ricorrente…all’inizio ci facciamo caso, anzi ci da noia! Poi, a poco a poco, quel rumore scompare ma non perché non ci sia più, semplicemente perché il nostro vero orecchio, ovvero il cervello, smette di elaborarlo, lo maschera.

 

Un po’ come accade nelle cuffie che cancellano il rumore esaminate in questo numero di FDS!

Un algoritmo analizza il suono esterno, ne traccia il suo andamento base di fondo e poi lo elimina, cancellandolo meccanicamente, ovvero sovrapponendo a quel “rumore”, a quel suono, un suono uguale per intensità ma invertito nel suo andamento (in contro-fase)!

L’effetto che si ottiene con le cuffie a riduzione del rumore (N.R. appunto, molto più corretto che dire a cancellazione del rumore, visto che ciò è impossibile) è proprio questo.

Tutto si basa sulla frequenza e sul tempo: infatti l’elaborazione del suono e la conseguente emissione dell’onda opposta deve essere immediata o quasi, altrimenti si otterrebbe l’effetto contrario!

 

Tutto questo discorso, quindi, per magnificare le doti delle cuffie N.R.?

Assolutamente no, visto che, almeno secondo me, funzionano ancora abbastanza male, nel complesso e di sicuro non possono essere utilizzate per molto tempo, pena un gran mal di testa finale!

Perché questo effetto secondario?

Perché il nostro organismo non è abituato al silenzio ne tanto meno è abituato ad un “falso silenzio” ottenuto sovrapponendo due onde sfasate di stessa ampiezza.

Il nostro organismo non sa reagire al silenzio se non con un senso di smarrimento, di vuoto, che provoca dolore e stress.

Troppo rumore e troppo silenzio possono essere ugualmente problematici.

Meglio allora riempire la nostra vita di frequenze adatte a risvegliare in noi sensazioni positive, meglio sicuramente riempire la nostra vita di musica e parole…

La musica può essere utile quando siamo soli e vogliamo rilassarci ma le parole, specie delle persone a noi care, quelle ci danno forza ed energia.

 

Facciamo si che non manchino mai ne le une ne le altre.

 

Buona musica e avanti tutta!

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