FEDELTÀ DEL SUONO #362 – MAGGIO 2026 – UNA PACE DISARMATA E… DISARMANTE!

Una pace disarmata e… disarmante!

 

 

La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

PAPA LEONE XIV

 

 

In molti mi avete scritto per commentare il mio editoriale del mese scorso, e di questo non posso che essere felice. Significa non soltanto che esiste un legame vivo con FEDELTÀ DEL SUONO e COSTRUIRE HIFI, ma anche che ciò che scrivo riesce ancora a suscitare una reazione, a lasciare un segno, a muovere una riflessione. Che il giudizio sia positivo o critico, poco importa. Ciò che conta davvero è non restare indifferenti. L’indifferenza verso i fatti del mondo e verso il destino degli altri è una delle forme più gravi di impoverimento umano, perché spegne il senso della responsabilità e svuota di significato anche i gesti più semplici della convivenza civile.

Non stiamo parlando di sistemi filosofici o di astratte costruzioni morali. Stiamo parlando di piccole cose, di comportamenti quotidiani, di quel minimo indispensabile che dovrebbe distinguere l’essere umano dalla brutalità dell’istinto. E invece viviamo in un tempo in cui troppo spesso ci illudiamo di essere evoluti solo perché sappiamo usare parole complesse, linguaggi sofisticati e formule dietro le quali, non di rado, si nascondono povertà di pensiero e fragilità etiche.

Attorno a noi ci sono molte “persone”, ma non sempre molti esseri umani. La differenza non è soltanto retorica. Il termine “persona”, nella sua radice più antica, richiama la maschera, il ruolo, la rappresentazione. E quante volte, senza nemmeno rendercene conto, finiamo per indossare una maschera che ci allontana da ciò che siamo davvero?

La maschera ci protegge, ci espone meno, ci rende socialmente accettabili. Ma ci porta anche a recitare una parte, a costruire un’immagine che non coincide con il nostro io più profondo. È un nodo che la letteratura e il pensiero del Novecento hanno affrontato con forza, e che Pirandello ha reso in modo esemplare mostrando la frattura tra ciò che crediamo di essere e ciò che gli altri vedono in noi.

Da qui nasce anche il problema dell’ego. Quando l’ego prende il sopravvento, tutto si riduce a una competizione di visibilità, a un bisogno continuo di affermazione, a una lotta silenziosa per prevalere sugli altri. Ma una società costruita sull’egoismo e sull’esibizione permanente non diventa più libera: diventa solo più fragile, più aggressiva, più esposta alla barbarie. Per questo credo che una civiltà autentica debba chiedere a ciascuno un lavoro interiore. Tenere a freno l’ego non significa annullarsi, ma riconoscere che la nostra libertà non può esistere contro quella altrui. È un principio semplice, eppure decisivo: la libertà di ciascuno trova un limite e insieme un senso nel riconoscimento della libertà dell’altro.

È qui che voglio arrivare. Perché le parole pronunciate dal Santo Padre Leone XIV all’inizio del suo pontificato meritano di essere ascoltate anche al di là della fede personale di ciascuno: “La pace sia con voi… una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”.

Se togliamo a questa espressione il suo perimetro strettamente religioso, resta un messaggio universale. La pace non è passività, non è debolezza, non è rinuncia. È piuttosto la scelta difficile di disarmare prima di tutto se stessi: l’orgoglio, la vanità, la pretesa di avere sempre ragione, il bisogno di schiacciare l’altro o di umiliarlo per sentirsi più forti.

Una pace disarmata è una pace che rinuncia alle maschere del potere.

Non ha bisogno di medaglie, fasce, spille o simboli esteriori per affermarsi.

Non vive di appartenenze esibite, ma di responsabilità concreta.

Chiede soltanto una cosa, forse la più difficile di tutte: fare ciò che è giusto, anche quando non conviene, anche quando non porta consenso, anche quando non garantisce applausi.

Purtroppo il mondo che ci circonda sembra andare spesso nella direzione opposta. È un mondo affollato di figure che recitano una parte, che scambiano il ruolo per la sostanza, il potere per l’autorevolezza, l’esibizione per il valore. E troppo spesso chi non si adegua, chi pensa in modo libero, chi rifiuta il conformismo dominante, viene guardato con sospetto o fastidio e spesso esiliato.

Che si sia credenti oppure no, forse il primo passo è proprio questo: alleggerire le appartenenze, sospendere le bandiere, provare per un momento a guardare il mondo da un’altezza diversa. Come scriveva Khalil Gibran, se potessimo sederci su una nuvola non vedremmo più i confini tra una nazione e l’altra, né le divisioni tra una proprietà e l’altra. E forse, da quella distanza, ci accorgeremmo finalmente di quanto siano fragili molte delle barriere che continuiamo a considerare assolute.

In un tempo che moltiplica tensioni, divisioni e risentimenti, parlare di pace può sembrare ingenuo. In realtà è il gesto più esigente e più concreto che possiamo compiere. Ma perché questa pace non resti una parola vuota, deve diventare pratica quotidiana, rinuncia all’arroganza, disciplina dell’ego, rispetto dell’altro, ricerca reale del bene comune.

 

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Buona musica e avanti tutta!

Andrea Bassanelli

 

 


 

 

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Una pace disarmata e… disarmante!

di Andrea Bassanelli

 

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