Grande musica: gli eventi dei prossimi giorni all’Auditorium Parco della Musica di Roma

<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><strong><img alt="alt" src="http://www.fedeltadelsuono.net/" style="width: 150px; height: 130px; margin: 3px; float: right;" /></strong></span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia</span></span>

Antonio Pappano direttore

Martha Argerich pianoforte

<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Schumann: Nachtlied op.108</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Schumann: Concerto per pianoforte</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Schumann: Sinfonia n.2</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Sir Tony Pappano e Martha Argerich insieme nel nome di Robert Schumann rischia di restare nella storia dei Concerti dell'Accademia di Santa Cecilia come uno di quegli eventi magici ai quali chi vi parteciperà sarà fiero di poter dire "io c'ero". Il programma prevede, insieme al Nachtlied (Canto notturno) per coro e orchestra, due brani tutti fuoco e passione, come il Concerto per pianoforte e orchestra, tra i più amati ed eseguiti, composto da Schumann in uno dei rari momenti sereni della sua vita tormentata come un infervorato canto d'amore per la sua sposa Clara, in cui per la prima volta tra pianoforte e orchestra si sviluppa un dialogo giocato su innovative sperimentazioni sonore, e la Sinfonia n. 2, a differenza delle altre tre Sinfonie schumanniane molto meno paesaggistica e descrittiva e più tesa ad esprimere un intimo senso di esaltazione sentimentale.</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><strong>23 novembre, </strong>Auditorium Parco della Musica, Studio 2</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><strong>InSearch "Art Alarm" </strong></span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Juozas Martinkénas<strong>, </strong>chitarra<br />
Nojus Jurkus, sassofoni<br />
Paulius Adoménas, basso<br />
Mantas Augustaitis, batteria</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Usano descrivere se stessi come musicisti che suonano jazz e alternative post rock. In effetti la loro musica va dal jazz elettrico di Miles Davis, al post-rock del gruppo islandese Sigur Ros, cercando di  sfuggire alle  banali generalizzazioni. Nelle loro composizioni creano un vigoroso e colorato spazio musicale in cui le barriere stilistiche e le caratteristiche del suono perdono la loro funzione, e l’ispirazione diventa l’anello di congiunzione tra l’idea e l’epressione.</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><strong>25 novembre, </strong>Auditorium Parco della Musica,<strong> </strong>Sala Santa Cecilia<img alt="alt" src="http://www.fedeltadelsuono.net/fdsbackup/wp-content/uploads/2012/10/bollanigrandi.jpg" style="width: 250px; height: 140px; margin: 3px; float: right;" /></span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><strong>Irene Grandi, Stefano Bollani </strong></span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Stefano Bollani,pianoforte<br />
Irene Grandi, voce</span></span>


<span style="font-size:12px;"><span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;">Due grandi artisti, due grandi amici. Lei è una stella del pop italiano che da quasi vent’anni alterna dischi propri a preziose collaborazioni con illustri colleghi italiani e internazionali, da Vasco Rossi a Luciano Pavarotti, da Patti Smith a Youssou N'Dour; lui è un musicista iperbolico, scattante ma profondo, goliardico ma rigoroso, che sa divertire come il più consumato degli attori teatrali ed emozionare come il più splendente dei pianisti. Dopo aver suonato insieme nei primi anni ’90 a Firenze nel gruppo La Forma, in questi venti anni hanno sempre trovato il modo di collaborare, ospitarsi, invitarsi nei loro vari progetti, come in “<em>Abbassa la tua radio</em>”, opera di Stefano sulla canzone degli anni '30 e '40 con vari musicisti jazz e cantanti pop, o in “<em>È solo un sogno</em>”, singolo di Irene. Avventuratisi in sala d'incisione dove hanno preparato un disco con un pugno di canzoni per giocare, divertirsi e narrare storie, finalmente hanno deciso di condividere nuovamente un palco ed esibirsi in duo con un progetto di solo piano e voce. La scelta del repertorio è nata dall’immaginazione di un viaggio che racconta questa grande amicizia: i suoni del Brasile, l’Europa, il passato, il presente, spaziando da standard ad autori contemporanei. Una raffinata fusione fra il jazz di Stefano Bollani e la voce calda e rock di Irene Grandi.</span></span>

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